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Mondiali 2026

Mondiali 2026, gli Stati Uniti aprono il torneo contro il Paraguay: Pulisic guida il sogno americano

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Trentadue anni dopo l’ultima volta, gli Stati Uniti tornano a inaugurare un Mondiale giocato in casa. Nella notte italiana, alle ore 3:00, la formazione guidata da Mauricio Pochettino farà il proprio esordio nella rassegna iridata affrontando il Paraguay a Inglewood, in California. Sarà il primo passo di un torneo che si concluderà il prossimo 19 luglio al MetLife Stadium di East Rutherford, nel New Jersey.

L’entusiasmo attorno alla nazionale statunitense è palpabile, anche se accompagnato da una certa prudenza. Le aspettative sono importanti, ma l’ambiente preferisce non esporsi eccessivamente. Molto dipenderà dal lavoro di Pochettino, chiamato a dare un’identità precisa a una squadra che negli ultimi mesi ha alternato diversi sistemi di gioco, passando dal 4-2-3-1 al 4-3-3, fino ad arrivare al 3-4-3 e al 3-5-2.

La selezione americana può contare su una rosa ricca di talento ed esperienza internazionale. Tra i protagonisti più attesi c’è senza dubbio Christian Pulisic, leader tecnico della squadra, affiancato da elementi ben conosciuti anche in Europa come Weston McKennie, Sergino Dest e Timothy Weah. A centrocampo non mancano soluzioni di qualità grazie alla presenza di giocatori come Malik Tillman, Tyler Adams, Giovanni Reyna e Brenden Aaronson.

Anche il reparto offensivo offre diverse opzioni. Pochettino può infatti scegliere tra due attaccanti dalle caratteristiche differenti come Folarin Balogun e Ricardo Pepi, entrambi pronti a ritagliarsi un ruolo da protagonisti durante il torneo.

Per la sfida inaugurale contro il Paraguay, il commissario tecnico americano sembra orientato verso una soluzione più prudente. L’ipotesi più accreditata è quella di una difesa a tre con Freeman, il capitano Tim Ream e Mark McKenzie davanti al portiere, con il ballottaggio ancora aperto tra Matt Turner e Patrick Freese.

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Sulle corsie laterali dovrebbero agire Dest e Antonee Robinson, mentre in mezzo al campo spazio a Tillman, Adams e McKennie. In attacco, invece, la coppia favorita sarebbe quella composta da Balogun e Pulisic, con Reyna, Pepi, Weah e Aaronson pronti a rappresentare preziose alternative a gara in corso.

Dall’altra parte ci sarà un Paraguay chiamato a fare i conti con alcune condizioni fisiche non ottimali. Bobadilla, Enciso e Balbuena dovrebbero partire dalla panchina, costringendo il commissario tecnico Gustavo Alfaro a rivedere parte delle proprie scelte iniziali.

Le speranze offensive della nazionale sudamericana saranno affidate soprattutto a Antonio Sanabria, mentre particolare attenzione dovrà essere riservata a Diego Gomez, centrocampista del Brighton considerato uno degli uomini chiave della selezione paraguaiana.

La sfida di Inglewood rappresenta uno dei primi appuntamenti più attesi del torneo. Gli Stati Uniti vogliono partire con il piede giusto davanti al proprio pubblico e alimentare il sogno di un Mondiale da protagonisti. Il Paraguay, però, è pronto a vendere cara la pelle e a rendere complicato l’esordio della formazione di Pochettino. Una partita che potrebbe già fornire indicazioni importanti sulle ambizioni delle due nazionali nel Gruppo D dei Mondiali 2026.

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Argentina, Scaloni: “Allenerò fino a dicembre, dopo molto probabilmente mi fermerò”

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Fino a dicembre proseguirò, e dopo probabilmente l’idea è di rilassarmi, fermarmi un po’“. Nonostante in conferenza stampa Lionel Scaloni sia parso più abbottonato sul suo futuro, in mixed zone prima di lasciare il MetLife Stadium e la medaglia d’argento di New York da secondo classificato nella Coppa del Mondo, si è lasciato scappare dei dettagli importanti su chi sarà seduto sulla panchina dell’Albiceleste nei prossimi mesi da ct.

“È un posto straordinario, un sogno. È stato un piacere stare qui, un orgoglio. Fino a dicembre, se il presidente (Claudio Tapia, ndr) vuole, io sono qui, e dopo sarà complicato… È anche giusto che ci possa essere un cambio”, ha ammesso l’argentino di 48 anni all’uscita dello spogliatoio dello stadio, dopo la sconfitta della nazionale in finale del Mondiale contro la Spagna. “Fino a dicembre, e dopo probabilmente mi fermerò. Devo comunque parlarne con il presidente. Ripeto, è un posto incredibile, straordinario, meraviglioso, da sogno, ma che richiede moltissime energie. Vedremo”.

In precedenza, in conferenza stampa, Scaloni aveva già dichiarato: “Sono grato al presidente per l’opportunità e per essere in questo posto. Voglio portare a termine il mio contratto e poi vedrò. È giusto che io possa prendermi questo tempo e pensare al mio futuro”, ha detto rotto dal pianto, tra le lacrime. “Questo posto è meraviglioso. È un posto da sogno che non avrei mai immaginato di vivere nella mia vita. Per continuare servono molte cose. Bisogna resettarsi e formare un altro gruppo così. È difficile che si formi di nuovo un gruppo come questo. Mi fa male nell’anima”. Chissà se Scaloni continuerà a guidare la Nazionale argentina, che ha saputo portare sul tetto del Mondo quattro anni fa in Qatar.



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Spagna campione del Mondo, Ferran Torres: “Il gol appartiene a 47 milioni di persone”. De La Fuente: “Abbiamo scritto la storia”

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La Spagna festeggia il secondo titolo mondiale della propria storia e tra i protagonisti assoluti della finale c’è Ferran Torres, autore del gol decisivo che ha regalato alla Roja il successo contro l’Argentina dopo i tempi supplementari. Al termine della sfida disputata a New York, l’attaccante spagnolo ha condiviso tutta la propria emozione, dedicando la rete a un intero Paese e ricordando le difficoltà affrontate durante il torneo.

Il match winner della finale ha voluto sottolineare come il suo gol non rappresenti un traguardo personale, ma il coronamento del sogno di un’intera nazione.

“Credo che, alla fine, il gol appartenga a 47 milioni di persone, non a me”, ha dichiarato Ferran Torres subito dopo la conquista della Coppa del Mondo.

L’attaccante ha poi raccontato il percorso vissuto durante la competizione, ricordando le numerose critiche ricevute e spiegando come non abbia mai smesso di credere nel proprio destino.

“Il destino era già scritto. Era scritto che dovessimo vincere. Provo un enorme senso di sollievo perché sono stato duramente criticato durante tutto il Mondiale, ma il destino è scritto. Ringrazio Dio, che mi dà sempre la forza di andare avanti. Come dico sempre, Dio concede le cose a chi più le merita”, ha aggiunto il numero offensivo della Roja.

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Parole che trovano piena sintonia con quelle del commissario tecnico Luis De La Fuente, che ha elogiato il proprio attaccante e l’intero gruppo dopo il trionfo mondiale.

Il tecnico spagnolo ha ribadito come il successo sia stato il frutto del lavoro quotidiano e della convinzione mostrata dalla squadra fin dall’inizio della competizione.

“La vita premia chi lavora sodo”, ha spiegato De La Fuente, sottolineando ancora una volta il valore del sacrificio e della determinazione che hanno accompagnato il cammino della Spagna verso il titolo. L’allenatore ha poi svelato un retroscena legato ai momenti che hanno preceduto la finale.

“Ho detto ai ragazzi che avevamo un appuntamento con la storia e che dovevamo essere i primi ad arrivarci”, ha raccontato il commissario tecnico.

Nemmeno dopo la vittoria, però, il tecnico ha abbassato la soglia dell’ambizione. Alla domanda di alcuni giocatori su quali obiettivi restassero ancora da raggiungere, De La Fuente ha risposto con grande determinazione.

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“Mi hanno chiesto cosa restasse da vincere e ho risposto: la partita di settembre. Abbiamo ancora tanto da conquistare”, ha spiegato, lasciando intendere come il gruppo sia già concentrato sui prossimi impegni ufficiali.

Infine, De La Fuente ha analizzato anche l’andamento della finale, sottolineando come la Spagna avrebbe meritato di sbloccare il risultato ben prima dei tempi supplementari.

“Durante l’extra time ho detto ai miei giocatori di continuare a giocare perché eravamo la squadra migliore. Credo che la partita si sarebbe potuta decidere molto prima, ma le parate di Dibu Martinez ci hanno impedito di passare in vantaggio. Tuttavia questa era una finale mondiale e, in una partita del genere, bisogna anche saper soffrire”, ha concluso il commissario tecnico.

Le dichiarazioni di Ferran Torres e Luis De La Fuente raccontano perfettamente lo spirito di una Spagna che ha conquistato il Mondiale senza mai rinunciare alla propria identità di gioco, confermandosi ai vertici del calcio internazionale grazie a un progetto tecnico capace di coniugare qualità, organizzazione e mentalità vincente.

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Spagna campione del mondo: Ferran Torres piega l’Argentina ai supplementari, Messi chiude tra le lacrime

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La Spagna è campione del mondo al termine di una finale durissima e tatticamente bloccata, risolta soltanto ai tempi supplementari grazie alla rete decisiva di Ferran Torres. Un successo che premia la nazionale di Luis de la Fuente, capace di restare fedele alla propria identità di gioco dall’inizio alla fine, conquistando il titolo iridato dopo aver già alzato al cielo il Campionato Europeo. Per la Roja arriva così il secondo Mondiale della propria storia, al termine di una partita che ha visto un’Argentina estremamente rinunciataria e incapace di creare reali pericoli per oltre 120 minuti.

La finale è stata caratterizzata da un copione ben preciso. La Spagna ha monopolizzato il possesso del pallone, cercando con pazienza gli spazi contro una Selección schierata con un baricentro bassissimo e concentrata esclusivamente sulla fase difensiva. Gli uomini di Scaloni hanno praticamente rinunciato ad attaccare, aspettando il momento favorevole che però non è mai arrivato. I numeri raccontano una sfida a senso unico, con gli spagnoli costantemente nella metà campo avversaria e l’Argentina incapace di costruire occasioni significative fino ai minuti conclusivi del secondo tempo supplementare.

Lionel Messi, alla sua ultima finale mondiale, ha vissuto una serata amara. Sempre marcato e spesso isolato dai compagni, il fuoriclasse argentino non è mai riuscito ad accendere la luce in una squadra che ha preferito difendersi piuttosto che provare a imporre il proprio gioco. Dall’altra parte, Lamine Yamal non ha brillato come nelle migliori occasioni, ma ha comunque rappresentato una costante minaccia, sostenuto dalla qualità collettiva di una Spagna che ha trovato in Rodri il proprio punto di riferimento in mezzo al campo.

Nel primo tempo la Roja ha controllato il gioco senza però riuscire a trovare grandi sbocchi offensivi. L’Argentina ha chiuso tutti gli spazi con due linee molto compatte davanti alla propria area di rigore, sacrificando completamente la fase offensiva. Alvarez è stato chiamato a un lavoro quasi esclusivamente difensivo, Montiel è rimasto bloccato sulla corsia destra, mentre Tagliafico ha pensato soprattutto a limitare Yamal. Il risultato è stato una gara estremamente tattica, povera di emozioni e con pochissime occasioni da rete.

Nella ripresa Scaloni ha provato a modificare qualcosa inserendo Leandro Paredes davanti alla difesa, passando a un assetto leggermente diverso. Il cambiamento, però, ha finito per concedere ancora più profondità agli esterni spagnoli, che hanno trovato maggiore libertà sulle corsie laterali. La Spagna ha continuato ad aumentare la pressione, mentre l’Argentina ha perso anche i due difensori centrali per infortunio, scegliendo comunque sostituzioni orientate quasi esclusivamente alla protezione del risultato. È rimasta invece sorprendente la decisione di non concedere spazio a Lautaro Martinez, lasciando la squadra senza un vero riferimento offensivo.

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L’episodio che ha indirizzato definitivamente la sfida è arrivato con la giusta espulsione di Enzo Fernandez, autore di un intervento molto duro che ha lasciato l’Argentina in inferiorità numerica durante i tempi supplementari. A quel punto la Selección si è abbassata ulteriormente, mentre De la Fuente ha trovato energie fresche dalla panchina inserendo Nico Williams, Pedri e Ferran Torres, cambi che si sono rivelati decisivi.

Proprio dai nuovi entrati è nato il gol che ha deciso il Mondiale. Williams ha servito un perfetto assist di testa per Ferran Torres, che si è fatto trovare pronto davanti a Emiliano Martinez, battendolo con grande freddezza e regalando alla Spagna il titolo mondiale. Dopo numerosi interventi decisivi del portiere argentino nel corso della gara, anche lui ha dovuto arrendersi davanti alla qualità della manovra spagnola.

Per la Roja si tratta di un trionfo costruito sulla continuità di un progetto tecnico che ha portato la nazionale iberica a vincere prima l’Europeo e ora anche il Mondiale. Luis de la Fuente conferma ancora una volta la bontà delle proprie idee, senza mai rinunciare alla filosofia basata sul possesso del pallone e sull’organizzazione collettiva.

Per l’Argentina, invece, resta una finale da dimenticare. Dopo il memorabile successo del 2022, questa volta la Selección ha scelto un approccio estremamente prudente che non ha prodotto risultati. Le lacrime di Messi al triplice fischio raccontano tutta la delusione per un addio al palcoscenico mondiale che avrebbe meritato un epilogo diverso, mentre la Spagna può festeggiare un successo storico conquistato con pieno merito davanti a uno stadio che, durante la cerimonia di premiazione, ha accompagnato con sonori fischi la presenza del presidente della FIFA Gianni Infantino e del presidente degli Stati Uniti Donald Trump.

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