Rassegna Stampa
Mancini: “Il 2023 che sogno è l’Italia protagonista. Sarà l’anno di Chiesa e Zaniolo”
Roberto Mancini, Ct dell’Italia, ha rilasciato un’intervista a La Gazzetta dello Sport parlando del Mondiale appena concluso e della Serie A. Queste le sue dichiarazioni:
“Se n’è andato un 2022 triste, per me molto triste: la morte di Sinisa, la malattia di Gianluca. Queste sono le cose che pesano sul cuore: quelle per le quali non puoi fare nulla. Dopo una delusione sportiva, invece, si può sempre rimediare“.
Ora si può dire: dove potevamo arrivare, in Qatar?
“Troppo facile parlare dopo. Mi ero sbilanciato, ma prima, sull’Argentina perché per Messi, il migliore degli ultimi vent’anni, chiudere la carriera senza aver vinto un Mondiale non sarebbe stato neanche giusto. Ma l’Italia, quando c’è, è pericolosa per chiunque: per questo ho sempre detto che puntavamo a vincere, e oggi dico che ce la potevamo giocare. Anche per provare a vincerlo, sì“.
Già che azzecca pronostici: a chi lo scudetto?
“Questa è troppo difficile, e dopo 50 giorni di sosta anche di più. Ma il Napoli ha buone possibilità: otto punti di vantaggio e un gruppo collaudato che ha anche aggiunto due-tre giocatori forti“.
A gennaio il Napoli incontra Inter, Juve e Roma: il campionato si decide già in questo mese?
“Diciamo che il Napoli con tre vittorie metterebbe un’ipoteca seria”.
Oggi per la classifica l’anti Napoli è il Milan.
“Le inseguitrici sono tutte vicine fra loro e tutte in tempo per riprendere il Napoli. Però devono correre tanto e forte”.
Cosa ha insegnato il Mondiale all’Italia?
“Spero che ai giocatori abbia fatto male quanto a me vederlo in tv: credo di sì, sapevano anche loro che avrebbero fatto una bella figura. E sanno che sarà necessario prepararsi meglio per i momenti decisivi delle prossime qualificazioni”.
Il Marocco del campionato?
“Forse la Lazio, che non gode di grande credito: gioco diverso, ma ora è più solida dietro. Ma anche la Roma: non la vedo così inferiore alla Lazio”.
Spinazzola non ancora al top: preoccupato?
“Dopo un infortunio così, ci vuole almeno un anno per tornare quelli di prima: riavere il vero Spina per marzo sarebbe perfetto”.
Lo Zaniolo che ha in testa Mancini è simile a Bellingham?
“Ci sta: Zaniolo ha qualità per fare la mezzala, l’esterno d’attacco, la mezzapunta e nelle ultime partite ho visto progressi anche nella capacità di giocare con la squadra”.
Qualche nome dallo stage di dicembre?
“Cittadini, che ora ha bisogno di giocare in A, Faticanti, Fazzini e Oristanio del Volendam: a giugno era indietro, in sei mesi giocando titolare in Olanda è migliorato tanto. Ma mi hanno fatto una buona impressione tutti, anche quelli della Serie B”.
Cosa chiede a questo 2023?
“Che non porti niente, ma non tolga più niente a nessuno, a proposito di tristezza. Semmai restituisca a Chiesa e Zaniolo, perché sia il loro anno: dopo l’Europeo praticamente non li ho avuti, con loro e il gruppo al completo possiamo ricominciare davvero a fare bene. E magari una cosa il 2023 ce la porti, la Nations League di giugno: dipende da noi, le chance ci sono. E non sarebbe male…”.
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Toni: “Quel gol contro l’Inter un boato mai sentito. Mi capita ancora di rivedere quelle immagini”
ULTIME NOTIZIE ROMA INTER TONI – Il 27 marzo del 2010 la Roma di Ranieri e l’Inter di Mourinho si contendevano uno scudetto tiratissimo. Nello scontro diretto fu un gol di Luca Toni, intervistato dal Corriere dello Sport, a consegnare la vittoria ai giallorossi, che sembravano avviati verso il tricolore.
La storia poi disse altro, ma il boato di quel gol è considerato, ancora oggi, uno dei più potenti all’Olimpico dell’era moderna. Uno studio lo paragonò a un boato sismico: «Mi ricordo tutto perfettamente. Nonostante io abbia giocato così poco a Roma, tanti tifosi ancora oggi mi fanno i complimenti. Ricordano con affetto quel gol, mi dicono che un boato così non l’avevano mai sentito prima. Mi capita di rivedere le immagini, con la telecronaca di Carlo Zampa in sottofondo. Mamma mia quanto urlava…».
Dovbyk e Ferguson non sono così prolifici: la Roma rischia di pagarlo?
«Magari, in partenza, non sono perfetti per il gioco di Gasperini, penso comunque che siano due ottimi giocatori. Hanno bisogno di conoscere sempre meglio Gasp e i suoi metodi, come l’allenatore ha bisogno di conoscere sempre meglio loro due».
Chi vince lo scudetto?
«L’Inter».
E la Champions?
«Barcellona».
Modric e De Bruyne in Serie A?
«Due campioni e leggende assolute. Luka è più avvantaggiato nel recupero, giocando solo una volta a settimana. Ma anche De Bruyne ha avuto un impatto importante. Nessuno dei due si può e si deve discutere».
A novembre sarà protagonista delle Finali del World Legends Tour: il padel ha sostituito il calcio?
«In questo circuito ho trovato tante cose: amicizia, competitività, divertimento, il livello di tutti i partecipanti è davvero altissimo. A Miami si va per vincere, in coppia con Ceccarelli».
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Inter, Ausilio: “Per Koné c’è stato un contatto con la Roma, ma poi i giallorossi hanno detto no”
ULTIME NOTIZIE ROMA INTER AUSILIO – Il direttore sportivo dell’Inter, Piero Ausilio, ha rilasciato un’intervista al Corriere dello Sport, parlando anche di Gasperini e dell’interesse nerazzurro per Konè. Questo uno stralcio delle sue dichiarazioni:
Mollato Lookman, siete andati su Koné.
«Te l’ho appena detto, siamo tornati a puntare sul 3-5-2. C’è stato un contatto».
Uno solo?
«Uno, più, che importa? A un certo punto la Roma ci ha fatto sapere che non se ne faceva nulla. E ci siamo mossi per Diouf».
Un no della Roma di Gasperini
«Da noi è stato pochino. Mi credi se ti dico che mi sarebbe piaciuto lavorare con lui, visto quello che ha fatto in seguito? È un top».
I migliori allenatori sul campo?
«Spalletti e Conte».
E Mou?
«Sopra tutto e tutti per quello che rappresenta nella storia dell’Inter»
La Roma ti cercò?
«In passato ci fu un abboccamento».
Pallotta? Friedkin?
«Lascia stare. Sono rimasto all’inter dove nei primi anni avevo avuto la fortuna di vedere gente come Milito, Zanetti, Eto’o, Ronaldo il fenomeno. Non c’entrano niente con quelli di oggi».
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Roma-Inter, duello sulle fasce: Gasperini prepara le contromosse a Dumfries e Dimarco
ULTIME NOTIZIE ROMA INTER DUMFRIES DIMARCO – Sarà una sfida di dettagli, di campo e di fascia. Roma-Inter, in programma sabato sera all’Olimpico, promette di essere uno scontro ad alta tensione tattica. Da una parte Gian Piero Gasperini, dall’altra Cristian Chivu, due tecnici che interpretano il calcio in modo differente ma con un obiettivo comune: dominare gli spazi laterali, vero campo di battaglia del match, riporta La Gazzetta dello Sport.
L’Inter di Chivu ha fatto del concetto di “verticalità” la propria cifra stilistica. L’ex difensore romeno ha chiesto alla sua squadra di essere ampia, aggressiva e dominante nei duelli individuali sulle corsie esterne, consapevole che proprio lì può nascere la superiorità decisiva. Non a caso, i nerazzurri mantengono il 3-5-2 ma con un’impostazione più fluida rispetto all’era Inzaghi, cercando di portare palla rapidamente in avanti con linee di passaggio dirette verso le punte, anche in assenza di Thuram.
Chivu vuole un’Inter fisica e verticale, e ha affidato a Denzel Dumfries e Federico Dimarco il compito di alzare la squadra. Il primo punterà con forza sulla fascia sinistra della Roma, dove Gasperini dovrà scegliere tra Tsimikas e Rensch: il greco garantisce più spinta offensiva, l’olandese maggiore solidità difensiva. Non è un dettaglio da poco, visto che Dumfries è pronto a sfruttare la sua superiorità fisica e la capacità di inserirsi con tempismo negli spazi.
Sul lato opposto, sarà invece Dimarco a incrociare Wesley, uno dei volti nuovi della Roma di Gasperini. Il brasiliano, dopo un avvio promettente, ha mostrato qualche timidezza nelle ultime uscite. Il laterale nerazzurro, invece, è in grande forma: tirato a lucido, determinato e pericoloso con il suo mancino. La sua sfida con Wesley rischia di diventare uno dei duelli chiave della serata.
Al centro del campo, la sfida sarà altrettanto vibrante. Manu Koné rappresenta il cavallo di Troia di Gasperini: la sua fisicità e la capacità di aggredire in pressing alto possono spostare gli equilibri, ma anche l’Inter risponderà con dinamismo e densità, affidandosi alla qualità di Calhanoglu, Barella e Mkhitaryan.
Proprio l’armeno avrà un ruolo tattico cruciale: dovrà coprire Bastoni e Dimarco in fase difensiva e “schermare” Soulé, il giocatore più temuto dai nerazzurri. L’argentino, già decisivo nella scorsa stagione con una rete che costò lo scudetto all’Inter, rappresenta oggi la principale fonte di fantasia e imprevedibilità della Roma.
Gasperini sa che la partita passerà dalle fasce e dalla capacità dei suoi di resistere alla pressione e colpire in ripartenza. Chivu, invece, punta sull’ampiezza e sulla verticalità per aprire la compatta retroguardia giallorossa.
In uno stadio Olimpico che si preannuncia tutto esaurito, Roma-Inter sarà molto più di un big match: sarà una sfida di intelligenza tattica, fisicità e coraggio. Due idee di calcio a confronto per un primato che vale un pezzo importante di stagione.
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